Colpo di Teatro

di Isabella Lucchini

Ho sempre creduto che il Teatro non fosse per me e così per anni ho rifiutato la proposta; a dire il vero erano anche gli anni tosti in cui una mamma viene assorbita fino all’ultima cellula dai figli piccoli (chapeau alle giovani mamme della compagnia, che hanno lasciato a casa pargoli e mariti, siete delle eroine!). 
Quest’anno sono state proprio le mie figlie, coinvolte come ex alunne, a propormelo. Mi è sembrata una bellissima occasione di condivisione con loro e così mi sono lasciata coinvolgere in quella che inizialmente doveva essere una parte minore, con un impegno limitato…
Con il trascorrere dei mesi ho lasciato che questa avventura si ampliasse, ed infine dettasse il ritmo di giornate e settimane. 
Mio marito dapprima ci guardava da fuori incuriosito, rilevando, dentro un impegno sempre maggiore, un grande entusiasmo e grande serenità; alla fine non ha potuto che coinvolgersi anche lui. 
Dalle prime serate, in cui si leggeva il copione, è stato un crescendo di impegno, ma anche di riscontri positivi, fino al grande ed inatteso risultato finale. 
Cosa mi porto a casa di questa bellissima avventura?
I volti dei compagni di viaggio: ci siamo ritrovati inizialmente sconosciuti gli uni agli altri, tutti diversi, ciascuno con la propria storia e le vicissitudini di una vita. Alcuni più giovani (giovanissimi!) a dare brio e novità. I Prof. di cui abbiamo avuto il privilegio di condividere il lato più umano, le vecchie (ma non vecchie) guardie desiderose di trasferirci l’eredità di una vita vissuta nelle nostre scuole.
– Ed in particolare questi ultimi, ancora una volta, mi hanno insegnato non solo a fare le cose, ma a farle bene, per il Bene proprio ed altrui. La qualità del risultato credo sia stata sotto gli occhi di tutti.
– Ho imparato ad apprezzare la Scuola come Casa: mi ritrovavo talvolta il giovedì sera a preoccuparmi che ci fosse un boccone per chi arrivava diretto dal lavoro come fosse casa mia.
– Una casa grande ed accogliente: perché mentre noi provavamo, si svolgevano corsi di ballo, lezioni di musica, si allestiva il mercatino, si facevano le tutorie. Un porto di mare insomma, ma un porto sicuro, dove è bello rientrare.
– Devo essere grata al Teatro perché in questo periodo di malattia dei miei genitori, arrivavo magari direttamente dall’Ospedale ed ero stravolta e affranta; ma lì ad accoglierti i sorrisi e la necessità di impegnarsi fino in fondo che ti obbligavano a tirar fuori il meglio di te.
Verrebbe da dire che di una vita così non si può più fare a meno, e quindi speriamo ci rivogliano al più presto per ripartire con nuovo e rinnovato impegno.
Grazie a tutti!